Friday, January 06, 2017

GIACINTO PLESCIA » sublimeggia








» sublimeggia…………


PHERECYDES svelò la differenza ontoteologica o mitologica del Chronos sublime e la Chthonie o Ground o grund o meglio ab-grund che spazieggi ontoteologica o mitopoietica sublime.   

ANAXIMANDro disvell’apeiron che spaziotempeggia quale physis che infiniteggi senza fine, infiniteggia sublime e dynameggia, mentre Diodorus e Democritus differenziarono l’apeiron e l’archè che cosmeggi, quale cosmesi o kalousia o bellezza finita dell’infinito sublime anaximandreo: delicate membrane spazieggiano topologiche, quali varietà sferiche o phenomena, quali imago dell’ecstasy eonyka platonica o eidousia, o ideale Cronotopia della Physis Ontopologica. 

Lo spazio è la libertà che situeggi, Spazieggi, ove campeggi il deieggiare, là ove gli dei sono fuggiti, Gli spazi lì sublimeggiano.
Lo spazio è la libertà che sublimeggi. 

Nello spazio il sublime disvela eventi, eventità. Cos’è lo spazio che sublimeggi? La natura di quell’evento è il sublime. Ma qual è il sublime? Che cosa ne è del vuoto che spazieggi? Il vuoto è sublime o sublimeggia. Il vuoto non è più nulla, non nulleggia. Né è l’evento che decostrueggi, è un’ eventità che sublimeggi, decostrueggia la sublime differenza. L’evento della differenza è il movimento che disvela le differenze sublimi e apre all’alterità, è la differenza ontopologica heideggeriana quale struttura ontopologica che eventeggi l’esserità dell’ente presente o sublime parousia, è il presentarsi sublime dell’ esserità che decostrueggi e fenomeggi, esserità della purezza della presenza sublime che spazieggi, quale spazità indecidibile dell’evento che decostrueggi, è in decostruzione là l’ontopologia, cioè l’ontopologia sublime del sublime ontopologico essere-presente stabile della spazità dell’eidousia o entità ideale spaziale, ontologia e topologia sono la medesima insorgenza dell’eventità sublime, che disegna e, la struttura ontopologica del sublime: eventeggia che spazieggi l’Ontopology Dasein. Luogo o Chora che sublimeggi, è l’ eventità, eventeggiare della verità che dà la fondatezza al mondeggiare. La verità che sublimeggi è excstasità, nell’excstasi accade il sublime della verità quale eventità dell’esserità. Nell’arte è il sublime che sublimeggi l’esserità dell’entità nella libertà. L’arte è la spazità sublime che sublimeggi. Heidegger ricordò il metafisicheggiare aristotelico dello spazio come insieme di luoghi finiti in grandezza e determinati qualitativamente, e lo spazieggiare diventa pura estensione omogenea, uniforme, pronta a venir calcolata-parcellizzata, per trasformarsi con Kant in forma prioritaria intuitiva. E’ qui che Tecneggi la filosofica. Se la Tecnica spazieggia, l’arte sospende atarasseggia, epocheggia o sublimeggia: lo lascia-essere sublime, la spazità dell’essere sublimeggia al di là della sua determinarezza calcolante; cos’è la spazità sublime che sublimggi? si è sempre pensato lo spazeggiare dell’esserità sublime o Dasein che sublimeggi, Essercità o esserità che mondeggi. Quale spazità che spazeggi. Raum raumt: lo spazio spazeggi, così come Welt weltet, il mondo mondeggi, spazeggiare significa qui rendere libero, sfoltire, diradare, lasciar sorgere eventi, eventità, costellità dell’Esserità e tempità già s’in-spazia: ein-räumen la Lichtung che sublimeggi, la radura ove abiti poeticamente la verità o poeteggi, o poieseggi o poeticheggi intesa come chiasma che chiasmeggi, ontopologia che illumineggi e nascondi, evidenzi che custodisca in sé il mistero. In L’arte e lo spazio il crearsi-spazio, spazeggiare, diventa libera donazione di luoghi e la scultura un crearsi-corpo di luoghi. Vuoto ontopologico, ciò-che-dà-spazio, Einräumende che sublimeggi, che raccolga, la chora sublime del Timeo platonico, risonante in Aristotele nella Fisica come topos, o luogo. In ontopologia sublime della radura sublime ove si possa fondare l’archè dell’architettura, la sua origine sublime fondata dall’archegete, è il celebre saggio heideggeriano: Costruire, abitare, pensare il sublime. Se lo spazio spazieggia quale vivenza, erlebniz che soggiorni e tempeggi nel mondeggiare, è l’epigenesi del luogo, o contrada, automovimento che spazieggi in libertà, arcifigura, forma originaria della libertà che spazieggi libera del movimento che dinameggi l’esserità sublime o singolarità che spazieggi, varia, cresce nello spazeggiare: lo spazio spazeggia nella sua libertà e accorda o echeggi contrade ove l’esserità vi abiti poeticamente o poeteggi. Più filosofica della scienza e più rigorosa, più vicina all’Essenza della Cosa stessa, è l’arte. L’arte è lo spazio o sublime che spazieggi. Dasein sublime che sublimeggi o l’essere exstasità o esser-fuori-da, l’esserità dell’esserci è l’e-stasi sublime. In esser-ci sublime: esserità che e-staseggi il sublime. Spazio sublime del sublime che e-staseggi di fronte all’esserità subime che spazieggi: essere-in-una distesa aperta o Esserità che spazitempeggi, quale essercità che sublimeggi. E’ l’essercità che sublimeggi l’ essere-la-radura-sublime, Lichtung-sein-sublime che spazeggi il sublime, la radura sublime che sublimeggi, la comprensione dell’esserità sublime non è una qualità tra le altre, ma la fondamentale dell’essercità sublime che spazeggi nella radura sublime o Lichtung sublime dell’esserità. Nel pensiero heideggeriano l’esserità si dà sublime, sublimeggia si nega quale sublimeggiare, si destina nella verità dell’esserità sublime, è nel destino della verità o eventità. Heidegger spazeggia l’esserità e estaseggia il sublime o getteggia l’esserità nella verità, l’esserità si dà e può darsi soltanto là dove si spazeggia quale sublime svelarsi che sublimeggi, l’esserità non c’è senza spazeggiare l’essercità sublime che sublimeggi. I tigli del castello-giardino e lo sguardo oltre il muro splendono brillantemente tra il crescente risveglio a tempo di Pasqua, o dietro la collina al prossimo Natale. Dal campo chiasmeggia e si piega verso la foresta il sublime. Poi, passato il bordeggiare si saluta in alto. Eventualmente sul banchetto alcuni grandi pensatori scrivono poesie, che una giovane provi a decifrare. Ogni volta è un enigma o eventità, e una via d’uscita è in vista, là nel campo della radura sublime ove spazeggia l’essercità, perché lì passeggia il piede su un percorso di svolta attraverso l’estensione della diradanza che risplendeggi. Tempeggia lì l’essercità o è in attesa dell’eventità e di nuovo, nei pensieri segue lo stesso le frasi, o va innanzi per tentativi sul sentiero sublime ove il sentiero interrotto campeggia. Il sentiero sublime dell’esserità è il più prossimo al passeggio del pensante come a quello del mattino. Con il lungo passare degli anni il percorso spesso riecheggia reminiscenze di gioco e di scelte, quando si è sotto il colpo d’ ascia in mezzo al bosco, attraverso boschi e radure sublimi. Qui è trascorso il tempo, la tempità tempeggia. La Risonanza è nascosta, è invisibile quale splendità della madre. E’ la cura sublime. Nel frattempo, la durezza e il profumo parlano più chiaramente della lentezza e costanza: tale crescita fonda e dureggia e cresce, apre la distesa dei cieli, si radica nelle tenebre dell’abisso sublime, prospera nei più alti cieli elevati e sublimi. Ancora una volta accoglie per ciascuno che passeggi ogni stagione, con una prossimità costante in evoluzione. Se sulle Alpi al di sopra della foresta il crepuscolo serale nel corso di un crinale collinare è saliente in estate e di mattina, se il vento da Est aleggia, se giorno dopo giorno la nebbia getteggia la sua tristezza sui campi il mondeggiare è L’enigma sublime dello spazio che tempeggi o del tempo che spazeggi e dimoreggi in un lungo periodo di tempo. La distesa dell’ abitare sublime dà l’eventità che mondeggi. È solo Dio, è Dio, è il sublime. Sono lì la loro origine. Il pericolo minaccia. Il Campo sublime percorso riecheggia una vivenza che ama l’aria aperta, e spazeggia in eventità sublime, è Kuinzige o essercità sublime invisibile. Nessun percorso nella tempesta d’inverno emoziona di primavera Ma in un’unica armonia, lì echeggia silente il sublime, è il sereno. Il sapere è serenità sublime che eterneggi. L’ enigma splendeggia nel sublime. Dietro il castello torreggia S. Martin. Lentamente undici colpi di ore svaniscono nella notte. Il campanile trema sotto i colpi dell’ora di martello, la cui risonanza nessuno dimentica. Il silenzio è più silente. È l’anima? È il mondo? È Dio? è il sublime. Tempeggia il sentirsi a casa, lì eventeggia l’invisibile sublime o sublime poetante che sublimeggi. Heidegger disvelò così la Gestell sublime che poieteggi o tempeggi o spazeggi. Gestell sublime del Dasein che spazitempeggi. Dasein è l’excstasi sublime tempità che spazeggi: è l’eventità che spazeggi per Heidegger, invisibile poiesis,è l’invisibile-esserità-sublime, è spazietà-sublime che sublimeggi o vuotità sublime che spazeggi. E’ spazietà che consenta la risonanza o il Kuinzige o La Gelassenheit sublime, è la stabilità ontopologica che spazitempeggi, è La verità dell’eventità, è la Gelassenheit l’abnegarsi sublime che sublimeggi. Gelassenheit è l’abneganza sublime che transpazeggi, la sublime neganza che nulleggi, lì negheggia o nienteggia la kronotopia sublime, la verità della sublime Gelassenheit, veritas sublime che accada o abnegheggi, sublime eventità. Meister Eckhart svelò l’idea di Gelassenheit sublime che abnegheggi. Gelassenheit quale Esserità che abnegheggi o nulleggi o nienteggi nell’abissalità sublime, esserità che spazeggi o vuoteggi o nulleggi nell’Esserità sublime. Eckhart vuoteggia o vuota la spazietà che nulleggi, o tempeggia nella nullità sublime. Meister Eckhart svelò Il Gelassenheit sublime che sublimeggi o transpazeggi nella nullità che vuoteggi, o nella nientità che abnegheggi. Il Gelassenheit di Eckhart è la sublime indifferenza che nulleggi. Eckhart è l’archegete della sublime INDIFFERENZA che spazeggi nell’aletheia sublime, eventità del Gelassenheit. AH la sublime Gelassenheit che poeteggi l’eventità. Dasein sublime che nulleggi o Esserità-spazietà del sublime che transpazeggi, o spazitempeggi nell’esserità risonanza che risoneggi. Esserità sublime che sublimeggi o nulleggi quale Gelassenheit dell’eventità sublime. Quale sublime Gelassenheit che annienteggi. Gelassenheit che ANIMeggi la sublime Esserità che sublimeggi. Heidegger svelò il chiasmepochè del Gelassenheit-Kuinzige che transpazeggi, o il Gelassenheit-Kuinzige che chiasmeggi nella sublime abneganza che nulleggi. La Gelassenheit che negheggi o nihileggi il sublime poetante? Gelassenheit che nulleggi quale sublime che poeteggi? Gelassenheit che spazeggi quale sublime che nihileggi? Sublime poetante che nulleggi nella spazitempità dell’Esserità Gelassenheit. Esserità Stabile che transpazeggi il sublime. Heidegger disvelò il sublime poetante che nulleggi, è Gelassenheit che spazeggi, o spazitempeggi in attesa dell’eventità sublime che eventeggi il sublime. Heidegger svelò con l’ontopologia del Gelassenheit l’abnegarsi del sublime, o l’abissalità che nulleggi il sublime che nihileggi? Gestell sublime che transpazeggi l’abneganza che nulleggi. La filosofia di Heidegger è qui per spazeggiare il fascino sublime onteologico del sublimeggiare ontopologico, quale ontologoseggiare sublime. Ge-Stell-sublime che transpazeggi l’ontopologia del sublime. La sublime abneganza che nulleggi è l’Esserità Sublime dell’Essere che spazeggi. Gli eventi del sublime che nulleggi è il pensiero poetante del sublime che poeteggi o spazitempeggi nella nullità che nulleggi, o nella nientità che nienteggi o nihileggi nella stabilità che transpazeggi l’ ontopologia sublime. La differenza ontopologica del Sublime poetante che nulleggi la spazitempità, è la Gestell-gelassenheit sublime che spazeggi ontologicamente. Gestell ontopologica del sublime che sublimeggi. Gestell sublime che spazeggi in Gelassenheit che sublimeggi la Gelassenheit poetante. Sublime ontopologia che spazeggi sublime, dal fascino sublime della Ge-Stell Sublime dell’ Esserità. Gli eventi sublimi spazeggiano la nullità sublime che nulleggi, ma nella stessa spazitempità che transpazeggi il Sublime del dio che ci può salvare o abnegare in Gelassenheit sublime. L’Ereignis spazeggia il sublime che sublimeggi nell’Ereignis: sublime che spazitempeggi il sublime dell’ esserità. L’esserità sublime spazeggia quale essere in luce e abita nel sublime dell’essercità: ontopologia che sublimeggi come fondamento-abisso del sublime. La verità del pensiero dell’esserità sublimeggia già nella Chora che spazeggi il sublime spaziale. Gegenstand Sublime Dasein o l’essere-ci Sublime Dasein ontopology, essere-Dasein nell’esserità-sublime quale esserità-per-la-SPAZIALITA’ o Dasein dell’essere lì che spazeggi al di là del semplice tempeggiare, per essere spazio-che-tempeggi-in-excstasi-transinfinita. Chora è lo spazio sublime che spazeggia di Platone, il più abissale sublime che sublimeggi. Nietzsche o il sublime Zarathustra eterneggiano quell’eterno ritorno. Così parlò Zarathustra il sublime che sublimeggi Nietzsche-Zarathustra: fondeggiare sublime dell’eternità che eterneggi. Schelling o Leibniz o La frattalità kronotopica che apeironeggi di Anaximandro, o i frammenti dell’archè di Anaximandro consentono alla Ontopologia dello spazitempo di Anaximandro di dispiegarsi nella vuotità o nullità SUblime, per eventuare una PHILOSOPHY della temporalità nel Timeus Platonico: lì il modello paradigmatico svelò il comprensibile Platonico che Cosmeggi quale adeguatezza alla verità Platonica paradigmatica. E’ l’universo paradigmatico dello spaziotempo Platonico quale estasy exstatica dell’eternità, o paradigma della physis eterna che si dà quale fenomeggiare visibile dell’idealeggiare invisibile, ma intuibile con la metafisica della verità o logousia animata. Solo così è possibile percepire le differenze spaziotemporali dei phora o dei periodos o delle periphoras o dei kykleseos: commisurabili secondo il paradigma pitagorico dell’identità tra aritmos e curveggiare dello spaziotempo, in un sublime armoneggiare o cosmeggiare e mousikeggiare, quale perfeggiare o idealeggiare dell’eterno sphereggiare spiralimorfo Platonico. Si dà così il continueggiare dello spaziotempo in dinamicheggiare sublime e in infinito apeironeggiare sublime, ma fenomeggia quale discreto e finito, anzi aritmos, senza ritmo, in stasi inerziale o contrastanza o gegenstand istantanea, attimeggiare, momentanea o atteggiare, o essere solo in atteggi, o nel fenomeggiare solo nell’esserci dell’atteggiare discreto quale singoralità temorale del presente, o apriorità dell’archè della kronotopia infinita. E’ la differenza nella temporalità che si dà quale aritmos della presenza per creare la transcendenza al passato ed eventuare la possibilità che si eventueggi e futureggi, o futuro anteriore o eterno ritorno o apokatastasy sublime. Finito ed infinito non sono possibili nella stessa frazione di tempo: l’apeironeggiare dovrà essere frammentato ed i suoi frattali fondare la rigorosità e l’esattezza, altrimenti la divisibilità o l’analitica o la dyairesis o la chiasmepochè infinite possono creare dei paradoxa spaziotemporali infiniti. Aristotele inventò così le distanze discrete irriducibili nella temporalità kategorica, memore delle omeomerie anaxagoriane, ma sempre nella dynamis dell’essere atteggiante nella presenza e di essere in potenza nel futuro o nel futuro anteriore. Leibniz svelò una PHILOSOPHY ntoteologica dello spaziotempo quale relatività Leibniziana della simultaneità degli eventi: Gödel si ispirò a quel paradigma per immaginare il curveggiare dell’apokatastasy kaosmika sublime o del monadeggiare sublime. Leibniz eventuò la relatività della simultaneità degli eventi nella monade dynamica sublime. Leibniz con la sua ontoteologia della monade svelò una ermeneutica della verità che si eventui sia nei fenomena, sia nelle verità nascoste o kryptate o non ancora in dis-oblio nella mente sublime ed infinita: è la Leibniz-Theory della Temporalità Ontoteologica che si dà quale nuovo paradigma della Leibniz-Theory dello spaziotempo, giacchè nella struttura ontopologica della monade non c’è più differenza sia nell’intra che nell’extramonade, che mondeggi, o mente sublime ed infinita. Leibniz explicita la struttura ontopologica degli eventi simultanei dello spaziotempo che dynameggi sublime delle intramonadi, o delle extramonadi in sistole e dyastole o quali intermittenze sublimi della struttura ontopologica della monade: è l’ermeneutica della temporalità o l’interpretanza dello spaziotempo sublime, quali eventi virtuali nella mente sublime o monadea o eventi dynamici sublimi che noumeggino o noeteggino del pensiero pensante. Axiomi degli eventi che dinameggino nelle monadi: lì eventueggiano una cronodinamicità della PHILOSOPHY del Tempo di entità imaginarie o entità metafisiche immateriali e virtuali, un bel parodosso giacchè le entità nell’immaginaririo non ci sono o lateggiano o krypteggiano nella mente sublime della monaDea. Gottfried Leibniz pensò quegli assiomi virtuosi e virtuali come paradigmi epistemici o metaontologie o ontoteologie matematiche, quali axiomi della mathematica della physis e quindi dello spaziotempo sublime: è il sublime che spazio-tempeggi o sublimeggi. Leibniz aleggiò quel paradigma nell’ Analysis Situs, o Geometrya della Situatione emotiva o cronodinameggiare della monadea, lì gli axiomi della Geometrya Euclidea si disvelano quali assiomi della metafisica delle verità fenomeniche e virtuali e perciò assiomi di una geometria immaginaria, senza entità ilemorfiche, quasi una ontoteologia topologica o una metaphysica topologica o geometrica o metamatematica o ontologia della mathesis della monadea o ontopologia del sublime. Leibniz definì la quantità come se fosse il chiasmepochè o l’apokatastasy della qualità spaziale e simbolica: l’infinito è il simbolo della qualità di una logousia virtuale e così l’infinitesimo, o lo zero della mathesis. Quantità e adeguatezza degli eventi si riflettono nella qualità della monadea, quale innovativa Philosophya del Tempo che spaziotempeggi il sublime in alterità con la Classica Philosophya che da Aristotele dominò in Europa, una differente versione del Mythos Rhapsodico di Chronos: quale movimento o ontodinameggiare immaginario dell’ eternità o ontokronia che cronodinameggi sublime della monadea che sublimeggi. Leibniz si ispirò a Plotino quasi presago di una virtuale relativity-theory. Plotino disvelò l’estasi del tempo dell’essere-purezza che spazitempeggi il sublime, quale autoevento dell’essercità che mondeggi o dell’essercità della monadea che sublimeggi. Plotino decostruì sia l’ilemorfica interpretanza del tempo sia l’idealeggiare o armoneggiare o cosmeggiare platonica per eventuare una paradigmatica e ab-stracta interpretanza della temporalità sublime: definì quasi una philosophya del tempo immaginaria, cioè senza l’entità ilemorfica,Leibniz dispiegò quella intuizione per immaginare l’interpretanza o l’ermeneutica dell’eventità immaginaria nell’intra-extramonade virtuale, quale struttura ontopologica o gestell sublime dello spazitempo immaginario o metalogica matematica immaginaria, come entità immaginaria sublime. Plotino fondò sull’Esserità-purezza-transInfinita l’eventità sublime della estasità o singolarità sublime, quale Abissità vertiginosa sublime, l’Esserità sublime nella nullità che nulleggi. L’abissità dell’Esserità della purezza è il sublime che sublimeggi sfuggente, e può divenire più stabile quando c’è Abissità e Silenzio o transInfinità dell’estasità o singolarità sublime e vertiginosa Abissità che abisseggi Sublime, l’Infinità in sè vuotità che vuoteggi: transcendenza sublime dell’essere-purezza, pensiero pensante sublime, oltre cui c’è l’abisso sublime mistico. Esserità sublime o abissità transinfinita dell’essere-purezza in Essere come Infinito sublime. Platone il sublime sublimeggia in Plotino quale essere-purezza che si crea dalla nientità: quale nullità che nulleggi il sublime nell’essere infinito che spazeggi. Infinito che infiniteggi: l’Infinito sublime che sublimeggi nell’Esserità purezza Plotino e Leibniz, o monade-purezza: il sublime Plotino svelerà L’ESTASItà DELlo spazitempo sublime in estasità-purezza, fuori di sé, si sublima per Plotino in un’estasità sublime dell’aldilà, dell’atemporalità, della sopra-temporalità, o della pre-temporalità della flussità, dinameggia l’apprensione o la varietà spazitemporale, con la sua durata spaziale o spazitemporale nello spazitempo che transcendeggi nell’ eterna fluxità sublime eracliteo che atarasseggi. Così in ogni istante è custodita, curata, sigillata l’intenzieggiare che epocheggi in relazioni temporali di anteriorità e posteriorità in sé: il tempo è un fenomeno sublime che fenomeggi. I fenomeni flusseggiano quale singolarità dell’eventità della monade e disvelano l’estasità della transcendenza sublime. L’intenzionalità longitudinale o ab-scissa si differenzia dall’intenzionalità trasversale o transfinita spazitemporale che intenzioneggi: le due intenzionalità, longitudinale e trasversale, sono inscindibilmente intrecciate, o sono un chiasma che chiasmeggi, fluxità che dynameggi uno scorrimento, un allungamento, una dilatazione, una distensione nel tempo come un fenomeno dinamico temporale o intratemporale. Platone e Aristotele hanno pensato il tempo-metabolità che tempeggi: qui c’è il rifiuto di fare dell’anima il sito originario che tempeggi o atarasseggi; senza l’anima che numera e che conti il tempo, il numero del movimento, non c’è; il tempo, per essere, ha da essere animato; senza l’anima, il tempo esisterebbe solo in potenza, perché ha la sua origine nei movimenti dimamici. È aderenza al movimento dinamico e non inerenza dell’anima. Aristotele pensò il movimento dinamico interno dell’anima come se fossero isologici a tutti gli altri movimenti del mondo, che spaziotempeggino. Plotino immaginò il tempo movimento o un archidynamis dell’anima che mondeggi. Il tempo non può essere il movimento, perché il movimento è spaziotempeggiare dell’intenzioneggiare. Plotino imagheggiò il tempo con il movimento della verità o meglio con la disvelatezza, o alètheia che aletheggi, dell’anima che animeggi nel mondeggiare. Ma che cosa è il tempo che spazitempeggi nel sublime che sublimeggi? Non è niente altro che il movimento dynamico dell’anima, ma l’anima non è nel tempo, è sempre nell’epochiasma che aterasseggi . Così l’anima animeggia il tempo e spazieggia nell’epocheggiare: movimento dell’anima che spazieggi l’epocheggiare sublime che si dà nel tempeggiare che excstaseggi il sublime che sublimeggi: è un movimento sublime dello spazetempo che spazeggi l’atarassità. L’anima spazitempeggia il tempo dell’epocheggiare, è l’eternità di Plotino o Agostino: il tempo è nell’anima che animeggi il mondeggiare, o monadeggi sublime. Con Plotino la sublimità sublimeggia nel tempo che spazitempeggi. Il tempo è sublime che sublimeggi l’estasità che estaseggi: l’attesa, l’attenzione, la memoria che spazitempeggi L’estasità sublime dello spazitempo-estasità plotiniana, o estasità sublime che sublimeggi. La tempità sublime si spazitempeggia, il tempo non passa né dimora, ma sublimeggia. La sublime estasità della spazitempità si dà in spazio che spazeggi il sublime che sublimeggi la spazitempità. La sublime spazitempità è fondata nella sublime estasità spazitempità del Dasein-sublime che sublimeggi: l’attesa, la presenza e la cura che spazitempeggi nel sublime che sublimeggi, esserità-in-attesa, custodire e presenziare sono proprio l’ esserità-in-attesa o sublime spazeggiare del tempo, ontopologica spazialità sublime che sublimeggi o Dasein, è il Dasein-sublime che dà il tempo o spazitempeggi l’aspettarsi-discordante-presenziare della transcendenza che transcendeggi in fluxità dynamica eraclitea sublime. Il tempo è lo spazio che spazeggi sublime è il sublimeggiare dynamico che transcendeggi. Quella spazitempità estatica è il sublime che sublimeggi o ontopologia del sublime che spazeggi. Il tempo si dispiega dinamicamente o spazitempeggi fra essercità e mondeggiare. Mentre per Aristotele lo spazio è finito in estensione ma continuo e quindi divisibile all’infinito, il tempo è un numero, anzi il tempo è il numero del movimento dinamico secondo il prima e il dopo, è l’infinito dinamico. La singolarità dynamica è l’essere sublime che sublimeggi lo spazio che spazieggi. Il sublime che sublimeggi ama svelarsi o disvelarsi quale sublime di Eraclito o sublime-essercità che spazeggi, o struttura ontopologica del sublime che transcendeggi. L’esserità sublime che eventeggi: è far-avvenire ciò che dalla non presenza transcendeggi e si dà nella presenza, è sublime-poiesis dello spazio che spazeggi. Anche la physis-sublime, il sorgere di per sé, è sublime che spazeggi,è poiesis che sublimeggi. La physis è nobile e sublime spazitempo che spazeggi nel transcendeggiare. E’ il disvelamento sublime dell’ aletheia che aletheggi, verità del sublime che sublimeggi quale disvelamento, o verità sublime che spazeggi l’aletheia che transcendeggi. Giacché nel disvelamento si fonda ogni spazitempo che spazeggi il sublime. L’evento del sublime che spazeggi disvela, dispiega il suo essere sublime nell’epocheggiare lì ove accadono disveleggiare e disvelatezza, dove accade la verità del sublime che transcendeggi. Ma il disvelamento del sublime non si dispiega in evidenza, bensì vige in kriptità nella kronotopia che spazeggi sublime o nel chiasmepochè che epocheggi per eventuarsi custodito e curato in un altro disvelamento o GESTELL sublime dello spazitempo che spazeggi il sublime nella physis, come disvelatezza dell’evento del sublime che sublimeggi l’esserità della verità sublime. Holderlin pensò che là dove c’è il pericolo là c’è anche il sublime che salva o che sublimeggi, quale soggiornare senza tramonteggiare, è dynameggiare, là dove la verità si dà come aletheia che aletheggi, come svelatezza della dynamis, là dove già da tempo soggiorni la dynamis che transcendeggi. Aletheggia l’ aletheia della dynamis del cuore che non trema della disvelatezza di quella radura sublime luminosa, o dynamica radura luminosa non-dicibile del soggiornare nel mondeggiare senza eclisse e senza fondità. Come può nascondersi davanti a ciò che mai tramonteggi e dynameggi, quello che mai tramonteggi, quello che sorge, emerge, Eraclito la pensò quale dynamis della physis o insorgenza, il disvelarsi in alterità dell’occultanza. Ma il mai tramontante significa sia disvelatezza che nascondità: La physis ama nascondersi, la physis ama la dynamis del nascondersi e del disvelarsi, non-nascondità e occultanza sono in relatività dinamica spazitempità che spazeggi il sublime che sublimeggi. La physis è un emergere ed è metamofosi metabolica o katabolica, il sorgere è come tale già sempre incline all’epocheggiare. Disvelatezza e Nascondità della nullità che nulleggi. In quell‘esserità sublime si eventua l‘ontopologia del sublyme che sublimeggi o la sua epigenesi. Esserità che spazeggi il sublime che transcendeggi lì e si sveli nell‘ontopologia della poiesis, o dell’ontopoiesis o della transpoiesis. Tale ontopologia ikoneggia l‘esserità nel mondeggiare e fondi la gestell sublime, o dall‘essere solo per la morte o della nullità che nulleggi, quale transarte della trans-poiesis sublyme. Quell’ermeneutica eventua l’ontopologia della trascendenza o ontopologia dell‘immagine dell‘esserità-nel-mondeggiare. Ma che cos’è l’estasità dell’esserità-sublyme che sublimeggi? Anzi che cos’è la gettanza dell’esserità-sublyme nel sublime che sublimeggi? È la gettatezza-della-verità dell’esserità nell’aletheia fondale che aletheggi, grund ed abgrund, del sublyme che sublimeggi e si dà, si getta nella mondità ontokronotopica quale spazeggiare che sublimeggi. L’esserità si eventua nel sublyme che sublimeggi quale aletheia che aletheggi, disvelatezza dell’ontopologia dell’esserità sublime, dell’essercità sublime, dell’essere delle entità sublimi: varietà nella gettatezza-del-sublyme quale aletheia che aletheggi l’ontopologica dell’essere ontikona sublime, ontimagine sublime, ontimago sublime, ontopoiesis sublime. Il sublime che sublimeggi delle varietà ontopologiche della verità dell’esserità sublime si danno, si eventuano, si gettano quale fondità anche quando gli dei fuggono e il tramonto dell’occidente si secolarizza, per sempre il sublyme getteggia e intenzioneggia per essere contemplità dell’esserci: mai la verità tramonta, è sempre presente nel sublyme che sublymeggi aldilà del bene e del male, aldilà delle entità mondeggianti. Come mai solo il sublyme transcendeggi il corso dello spazitempeggiare o dell’ontocronia che sublimeggi? Tra le tante ipotesi quella più ontopologica è la messa in cura della verità dell’esserità che sublimeggi. Solo nel sublyme l’aletheia aletheggia ontopologica e si cura da sé, getteggi, fondeggi e si cura senza gli dei fuggitivi. L’esserità sublime getteggia-la-sublymanza cura da sé l’esserità-sublyme, senza la cura ontocronica o ermeneutica, anzi si cura senza l’epistemica ermeneutica, getta la sua cura della sua verità da sé, spazeggia il sublime. È sublyme aletheia che aletheggi si dà e si cura da sé quale esserità-sublyme o esserità dell’evento-verità, giacchè nel sublyme è in ekstasy o getteggi, si dà, si cura l’evento della verità ontopologica dell’esserità sublime o dell’esserità dell’aletheia sublime o dell’esserità-sublyme-della-verità-nella-physis. La spazialità del sublyme si fonda sulla spazitempità sublime della libertà:la spazialità sublime del sublyme è la spazitempità sublyme della libertà d’Essere dell’Esserità sublime che sublimeggi. Il sublyme c’è quando l’Esserità si dà, si getta nella radura sublime, nell’ ontopologia dell’Esserità, quale ontopologia dell’Esserità poetante che si eventua nella gettatezza del sublime che sublimeggi, è la radura poetante che custodisce, kripteggia, lateggia la cura dell’Esserità sublime che sublimeggi. I luoghi del sublyme sono spazitempi che spazeggiano l’essercità sublime nel mondeggiare, o mondaneggiare, o tramonteggiare o eclisseggiare, sublimi che sublimeggiano l’Essere abitato poeticamente dall’orizzonte e dall’Esserità sublime-senza-fine, senza declineggiare, senza tramonteggiare, senza eclisseggiare, quale eterneggiare della risonanza dell’Esserità-sublyme che sublimeggi. Solo così si eventua l’epocheggiare della sublymanza che sublimeggi la spazialità che spazieggi la sublymità della Physis. Lì l’Esserità-sublyme non eclisseggia, o tramonteggia. Nel sublyme che sublimeggi c’è l’eterneggiare differenza ontopologica tra il fenomeno sublime e l’evento sublime: non la nullità o la nientità, ma l’Esserità sublime che ci viene in-contro, l’Esserità sublime che getteggi, per abitare l’Essere sublime che contempli la radura sublyme che sublimeggi. La spazità sublime della sublymanza è la spazitempità della differenza che si eventua nell’ontopologia poetante, che abiti il luogo kaosmico o spazio che spazeggi il sublime. La spazità sublime del sublyme che sublimeggi è la spazitempità dell’Esserità che contempli l’essere sublime di fronte, quale presenza della radura, ove non ha mai abitato né l’entità, né l’Esserci, né la mondità, né la metafisica, né la teocrazia, ma solo la transonanza dell’Esserità sublime che ci viene in-contro, quale eterneggiare sublyme che sublimeggi. La spazità che spazeggi sublyme è la spazitempità delle origini del sublyme, o dell’abitare sublime dei luoghi sublimi che sublimeggino il sublyme, lì si eventua la transonanza dell’ Esserità-sublyme, o Esserità che sublimeggi incontro, Esserità che abiti l’Essere sublime, Esserità che spazeggi il sublime e kripteggi nell’Esserità sublyme della diradanza sublyme che sublimeggi. L’ontopologia, il luogo ove l’Esserità sublime ci viene in-contro e ci abiti è il sublyme che spazeggi l’ontopologia del sublyme, è la sublyme ontopologia della spazitempità sublyme: solo nell’ontopologia sublyme la spazitempità si eventua quale spazeggiare sublyme, giacchè solo lì è libera d’essere e di spazeggiare sublyme. I luoghi ove il sublyme ci viene incontro, o dove l’essere in-contra l’esserità sublime che si eventua ed abiti la spazità del pensiero poetante, sono i luoghi del sublyme che spazeggi i misteri kriptati, perché quella prossimità dell’esserità sublime con la sua ikona sublime getteggi la presenza e la abiti è sublyme, nel senso di indicibile che inauditeggi, atarasseggi, epocheggi, chiasmeggi o parergheggi il sublime. La spazità sublyme è spazeggiare gli spazitempi liberi, abitati solo dall’Esserità sublime che ci viene in-contro, quale sublyme senza-la-fine, o nullità che nulleggi: Esserità sublime che si incontra nell’essere che getteggi ed abiti l’Esserità poetante che sublimeggi. Le varietà del venire incontro dell’Esserità sublime infiniteggiano, indicibili, senza-fine, senza eclisseggiare: perché i luoghi del sublyme sfuggono alle classi kategoriche del rigore razionale o della metafisica che idealeggi nichilista. Gli eventi del sublyme che sublimeggi in relatività con gli eventi e le ontovarietà dell’Esserità sublime si eventeggiano quale libertà ontopologica: si incontra l’Esserità sublime, si contempla la libertà d’essere sublime che sublimeggi. I luoghi del sublyme sono gli spazitempi ontopologici ove l’Esserità sublime dispone la contemplità, l’ascolto, la visione poetante dell’Esserità sublime di fronte, dinnanzi, davanti che ci viene incontro, nella sublymanza che sublimeggi. La spazità sublyme è la radura sublime che vuoteggi o l’ontopologia della sublymità, ove l’esserità sublime si eventui per essere contemplità e per abitare poeticamente l’essere sublime di fronte, oltre che abitare poeticamente il mondeggiare, Physeggiare, kosmeggiare della kosmesi o della kalousia-agatousia. Quando un luogo, una radura, una vuotità sono abitate poeticamente dall’Esserità sublime che getteggi il sublime e che viene in-contro all’Esserità sublime, si eventua il sublyme che spazeggi quale spazitempità sublyme del sublime abitare poeticamente l’Esserità poetante, in libertà, in verità, in prossimità con l’Esserità-sublyme che sublimeggi. L’Esserità sublime che viene incontro per abitare poeticamente, non solo il mondeggiare, ma l’ikona sublime dell’Esserità, la spazità dell’Esserità sublime che sublimeggi, l’Esserità poetante, l’Esserità ontopologica che spazeggi l’Esserità-sublyme. Si eventua così nella spazità che spazeggi e nella tempità che mondeggi la differenza ontopologica del sublime: si presenta l’ontopologia dell’Esserità-sublyme, di là e di qua dell’ontopologia fluttuante e mondeggiante dell’Essercità, del mondeggiare virtuale, del mondeggiare immaginario, del mondeggiare ontopologico, del mondeggiare poetante.

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